giovedì 4 luglio 2013

EGITTO: RISCHIO VIOLENZE IN TUTTO IL PAESE

Piazza Tahrir, l'ombelico del mondo, appare come un'immensa distesa di persone. E' difficile quantificare il numero esatto o approssimativo c'è chi parla di 2 milioni, chi più, chi meno, ma non è questa la notizia. La piazza simbolo della primavera araba si riempie di decine di migliaia di bandiere egiziane, fuochi d'artificio, fumogeni. Una piazza che assomiglia ad un immenso rave party con un numero infinito di laser verdi a segnare linee con movimenti irregolari, gli stessi dell'Egitto degli ultimi anni. La nottata (la seconda di seguito) si conclude con gli scontri tra le fazioni pro e contro Morsi ed un'altra decina di morti. Non ricordo, a memoria, un colpo di stato accompagnato da una festa della popolazione, da piazze piene che hanno vissuto nell'assoluta impunità con l'appoggio dell'esercito. L'impunità però ha anche i suoi rischi. Il prezzo pagato per questo rischio sono un centinaio di stupri consumati nelle vie adiacenti a piazza Tahrir tra cui una fotografa inglese ed una giornalista olandese e chissà quanti nascosti per quel senso pudico che la sudditanza femminile nei confronti dell'uomo in Egitto porta a tacere più che a denunciare.
 
Tant'è che, in un paese strategico che fa da filtro e da cuscinetto tra l'Europa, l'Africa ed il Medio Oriente, dopo trent'anni di dominio incontrastato di Mubarak, attraverso le prime elezioni democratiche della sua storia, elegge, e poi destituisce con i carri armati, il Presidente Morsi rappresentante dell'area più soft dell'islamismo, i Fratelli Mussulmani. Certo, qualcosa è già cambiato nel paese. Adesso si può protestare, adesso è possibile fare un colpo di stato popolare, prima era difficile anche commentare. L'Egitto dei Fratelli Mussulmani ha fallito. La popolazione è scesa in piazza per la fame, per la mancanza di lavoro, per la paura di una virata verso le posizioni più estreme dell'islamismo, per l'incapacità di Morsi di dare una vera svolta ad una nazione di 90 milioni di abitanti (la più grande e popolosa del mondo arabo). C'è anche chi sostiene che ci siano state pressioni USA verso le forze armate (che percepiscono 1,5 miliardi di dollari all'anno dal governo a stelle e strisce) e dalla Russia di Putin interessata a far fuori i fratelli  mussulmani vicini alle vicende siriane. I Fratelli Mussulmani hanno delle precise responsabilità rispetto a quanto successo. Vinte le elezioni di misura, non si sono preoccupati dell'altra metà del paese ed hanno occupato tutte le poltrone che contano mettendoci figure a loro vicine aldilà delle competenze specifiche. Le sedi dei Fratelli Mussulmani hanno goduto di tanti troppi privilegi e la popolazione non ha gradito vedere come le si abbellivano mentre la gente aveva sempre meno soldi e sempre più fame. I Fratelli Mussulmani sono il primo tentativo di democratizzazione dell'Islam ma l'Egitto non aveva solo bisogno di un vincitore democratico delle elezioni, l'Egitto ha necessità che qualcuno faccia profonde riforme economiche e sociali.
 
Tutti i network televisivi sono nella ricca e colta capitale egiziana. Ma cosa sta succedendo nell'Egitto più profondo, povero, poco colto e ricco di differenze e fazioni? Cosa sta succedendo nelle altre città prive del presidio dell'esercito? Comunque la si voglia vedere, Morsi non è più presidente dell'Egitto. La Costituzione è stata sospesa e il presidente posto agli arresti domiciliari presso il ministero della difesa. Al suo posto c'è il giudice della Corte Costituzionale Adli Mansour nominato presidente ad interim, con l'incarico di adottare "dichiarazioni costituzionali" durante il periodo di transizione. Adesso c'è curiosità e preoccupazione per i risvolti che questo golpe, colpo di stato, delegittimazione o comunque lo si voglia chiamare, porterà al paese. Il timore è la guerra civile con da una parte gli oppositori e dall'altra i sostenitori di Morsi e dei Fratelli Mussulmani che, preso atto del fallimento dell'area moderata dell'Islam, e con il rischio di essere esclusi dai futuri giochi politici, potrebbero decidere di spostarsi verso le ali più estreme e violente con ripercussioni pericolose per l'Egitto e per il Mediterraneo stesso. @MangiolaAntonio
 
 


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