Emergono i primi particolari sulle vittime dell'ennesimo attentato negli USA. Una delle tre vittime, il bambino di 8 anni, era nei pressi dell'arrivo della maratona. Il suo papà era uno dei corridori non professionisti, una di quelle persone amanti dello sport che, complice la festa per il "Patriots Day", aveva deciso di cimentarsi sulla distanza cittadina dei 42km. A pochi metri dall'arrivo il piccolo Martin Richard intravede nel gruppone il padre e si mette a correre sul marciapiede, parallelamente al suo personale eroe, per tagliare con lui il traguardo e poterlo abbracciare. L'orrenda esplosione a posto fine al sogno di Martin ed ha spezzato il cuore di un padre, di una famiglia (la mamma del piccolo è ricoverata in gravisseme condizioni per una frattura al cervello) e di un'intera nazione incredula per una fine così crudele di una piccola vita. Negli USA è già stata lanciata una tendenza twitter con #prayformartin dove stanno arrivando decine di migliaia di pensieri.
Mio fratello Massimo vive a Boston e, ieri sera, mentre seguivo Piazzapulita, ho saputo della notizia dell'attentato con la Breakink News lanciata da Formigli. Ho cercato di contattare immediatamente mio fratello e la mia ansia ha iniziato a placarsi solo quando ho ricevuto la mail di risposta a tranquillizarmi. Stamattina ne ho approfittato per fargli un'intervista e condividere insieme a voi le indescrivibili sensazioni che si provano nel subire una violenza del genere.
Massimo Mangiola
Massimo Mangiola è uno dei cervelli che abbiamo regalato
agli USA. Quarantenne, reggino, vive a Boston ed è Direttore di tre laboratori
clinici che si occupano di analisi per trapianti di midollo, organi e
trasfusioni di sangue e piastrine: istocompatibilità, immuno-ematologia e DNA
Analisi. Il Dottor Mangiola è nato a Reggio Calabria dove ha conseguito la
maturità classica presso il Liceo Classico Tommaso Campanella. Ha conseguito la
laurea in Scienze Naturali a Messina nell'anno accademico 1998 ed un Dottorato
di Ricerca in Immunologia Clinica conseguito nel 2002 in San Diego, California.
Come molti italiani e molti nostri concittadini è dovuto andare dall'altra
parte del mondo per vedere ricompesati i sacrifici di una vita di studi e per
poter mettere in pratica il suo lavoro e le sue passioni.
Come hai saputo dell'attentato?
Ero nel mio ufficio quando uno dei miei tecnici mi ha avvertito della notizia. Sono corso nella hall del mio Instituto perché nella sala d'attesa ci sono televisioni ed ho visto le immagini delle esplosioni. Sono rimasto immobile ed incredulo per qualche secondo poi ho pensato ad assicurarmi che mia figlia e mia moglie stessero bene.
Dove si trova il tuo posto di lavoro e dov’erano sua figlia e sua moglie?
Il mio Instituto si trova a circa 40 minuti da Boston nella città di Providence in Rhode Island. Mia figlia è in asilo vicino il mio posto di lavoro ma mia moglie Erin lavora a Boston. Ho provato a chiamarla sensa successo per parecchi minuti.
Come hai vissuto gli attimi successivi alle esplosioni? I telefoni erano stati bloccati ed il panico la faceva da padrone...
È una sensazione terribile d'impotenza. Non riuscivo a chiamare mia moglie e il mio Twitter riceveva messaggi dalle autorità di abbandonare le strade e lasciare la città se già in macchina. Razionalmente tu pensi che tutto è ok, ma non ne hai nessuna prova. È terribile non sentire la voce dei tuoi cari che ti rassicura che tutto è ok. L'ospedale dove lavora mia moglie si trova a circa un chilometro dalle esplosioni ed ero sicuro che erano in stato di allerta. Circa 30 minuto dopo ho finalmente ricevuto una sua chiamata che mi confermava che tutto era ok. Pur affranto per quanto era successo il mio cuore ha ricominciato a battere solo in quel momento. Subito dopo mi sono messo in contatto con i miei genitori in Italia per rassicurarli sulla nostra condizione. I miei suoceri sono qui da noi e la mattina, prima di andare al lavoro, gli ho consigliato di andare all'arrivo della maratona. Grazie a Dio hanno deciso di non andare. Io ero stato all'arrivo tre anni fa. Quest’anno abbiamo deciso di non andarci perché mia figlia è ancora piccola e molto vivace.
Ancora un attacco terroristico in un giorno di festa. Qual'è l'umore negli USA ed in particolare a Boston?
L'umore è di rabbia. Ogni anno la maratona di Boston si svolge nel "Patriots Day", il giorno dei patrioti, in ricordo della rivolta contro gli inglesi che fu iniziata nella città di Boston. Le scuole e molti posti di lavoro sono chiusi; è un giorno di festa, di memoria e di sport. L'umore è a terra perché si fa strada la cosapevolezza che non c'è più un posto dove si è al sicuro. La sensazione è di uno stato di continua allerta, di diffidenza e di panico. La sensazione è che gli USA sono in uno stato di continuo attacco e la diffidenza sta dividendo le comunità e lasciando sempre meno spazio alla serenità nelle feste o negli eventi sportivi di massa. La città di Boston è in stato di shock. Qui non si è mai vista una cosa del genere. Questa giornata di festa e la maratona per se non saranno mai più le stesse.
Chi ha pianiicato gli attentati ha, ancora una volta, scelto di spettacolarizzare l'azione mostruosa concentrando gli scoppi sulla linea di arrivo dove erano appostati tutti i networks televisivi ed anche il maggior numero di spettatori.
Come hai saputo dell'attentato?
Ero nel mio ufficio quando uno dei miei tecnici mi ha avvertito della notizia. Sono corso nella hall del mio Instituto perché nella sala d'attesa ci sono televisioni ed ho visto le immagini delle esplosioni. Sono rimasto immobile ed incredulo per qualche secondo poi ho pensato ad assicurarmi che mia figlia e mia moglie stessero bene.
Dove si trova il tuo posto di lavoro e dov’erano sua figlia e sua moglie?
Il mio Instituto si trova a circa 40 minuti da Boston nella città di Providence in Rhode Island. Mia figlia è in asilo vicino il mio posto di lavoro ma mia moglie Erin lavora a Boston. Ho provato a chiamarla sensa successo per parecchi minuti.
Come hai vissuto gli attimi successivi alle esplosioni? I telefoni erano stati bloccati ed il panico la faceva da padrone...
È una sensazione terribile d'impotenza. Non riuscivo a chiamare mia moglie e il mio Twitter riceveva messaggi dalle autorità di abbandonare le strade e lasciare la città se già in macchina. Razionalmente tu pensi che tutto è ok, ma non ne hai nessuna prova. È terribile non sentire la voce dei tuoi cari che ti rassicura che tutto è ok. L'ospedale dove lavora mia moglie si trova a circa un chilometro dalle esplosioni ed ero sicuro che erano in stato di allerta. Circa 30 minuto dopo ho finalmente ricevuto una sua chiamata che mi confermava che tutto era ok. Pur affranto per quanto era successo il mio cuore ha ricominciato a battere solo in quel momento. Subito dopo mi sono messo in contatto con i miei genitori in Italia per rassicurarli sulla nostra condizione. I miei suoceri sono qui da noi e la mattina, prima di andare al lavoro, gli ho consigliato di andare all'arrivo della maratona. Grazie a Dio hanno deciso di non andare. Io ero stato all'arrivo tre anni fa. Quest’anno abbiamo deciso di non andarci perché mia figlia è ancora piccola e molto vivace.
Ancora un attacco terroristico in un giorno di festa. Qual'è l'umore negli USA ed in particolare a Boston?
L'umore è di rabbia. Ogni anno la maratona di Boston si svolge nel "Patriots Day", il giorno dei patrioti, in ricordo della rivolta contro gli inglesi che fu iniziata nella città di Boston. Le scuole e molti posti di lavoro sono chiusi; è un giorno di festa, di memoria e di sport. L'umore è a terra perché si fa strada la cosapevolezza che non c'è più un posto dove si è al sicuro. La sensazione è di uno stato di continua allerta, di diffidenza e di panico. La sensazione è che gli USA sono in uno stato di continuo attacco e la diffidenza sta dividendo le comunità e lasciando sempre meno spazio alla serenità nelle feste o negli eventi sportivi di massa. La città di Boston è in stato di shock. Qui non si è mai vista una cosa del genere. Questa giornata di festa e la maratona per se non saranno mai più le stesse.
Chi ha pianiicato gli attentati ha, ancora una volta, scelto di spettacolarizzare l'azione mostruosa concentrando gli scoppi sulla linea di arrivo dove erano appostati tutti i networks televisivi ed anche il maggior numero di spettatori.
Anche questo è uno shock. Vedere in diretta TV queste
orrende immagini fa male, malissimo ed è forse questo l’obiettivo degli
attentatori. Minare in diretta TV le nostre certezze, la nostra libertà e la
possibilità di godersi una giornata finalmente primaverile qui a Boston insieme
alla famiglia per assistere ad una festa.
Cosa cambierà adesso nella vita di tutti i giorni?
Non sarà più la vita di tutti i giorni. Stamani il conto è di 3 morti, 144 feriti di cui 17 in condizioni critiche. Quasi tutti hanno sofferto amputazioni agli arti inferiori. Uno dei tre morti é un bimbo di 8 anni. Io, come molti altri padri qui non rischierò la vita dei miei figli per un evento sportivo. Io come molti dovrò privarmi del piacere di una giornata di festa per paura di perdere i miei cari. La sensazione è di rabbia perché ti sentì privato di uno tuo diritto di base che è sentirsi protetto nelle strade della tua città ! Ho sempre pensato di portare mia figlia a vedere i maratoneti. Copley square, la piazza ad un centinaio di metri dalle esplosioni è una grande festa, con giochi per bambini, gelati, pizza, hot dogs, patatine ed attività sportive, praticamente una manna per i piccoli. Quest'anno non ho preso un giorno di ferie solo perché mia figlia ha meno di 3 anni. Quando ne ha cinque non so se la porterò lì.
Chiudiamo con un paio di domande sull'Italia. Cosa ti manca del tuo paese?
È difficile trovare una cosa in particolare. Direi la vita di tutti i giorni ed una passeggiata in via marina a Reggio Calabria con un gelato di Cesare. Mi manca poter fare il mio lavoro per gli italiani ed in Italia !
Cosa si percepisce negli USA della situazione politica italiana?
Gli analisti la vedono come un'esempio di ciò che non si deve fare in politica. C'è anche un po' di rabbia perché la gente considera l'Italia e la Grecia come i responsabili del crollo delle borse e degli effetti negativi sulla economia Americana. L'Italia è un paese ammirato ma i politici italiani stanno ridicolizzando l'immagine dell'Italia nel mondo. Un giornalista del New York Times scriveva mesi fa che se gli Italiani continuano a votare per le stesse persone è perché se li meritano. Io non ci credo, ma questo è quello che appare da qui.
Cosa cambierà adesso nella vita di tutti i giorni?
Non sarà più la vita di tutti i giorni. Stamani il conto è di 3 morti, 144 feriti di cui 17 in condizioni critiche. Quasi tutti hanno sofferto amputazioni agli arti inferiori. Uno dei tre morti é un bimbo di 8 anni. Io, come molti altri padri qui non rischierò la vita dei miei figli per un evento sportivo. Io come molti dovrò privarmi del piacere di una giornata di festa per paura di perdere i miei cari. La sensazione è di rabbia perché ti sentì privato di uno tuo diritto di base che è sentirsi protetto nelle strade della tua città ! Ho sempre pensato di portare mia figlia a vedere i maratoneti. Copley square, la piazza ad un centinaio di metri dalle esplosioni è una grande festa, con giochi per bambini, gelati, pizza, hot dogs, patatine ed attività sportive, praticamente una manna per i piccoli. Quest'anno non ho preso un giorno di ferie solo perché mia figlia ha meno di 3 anni. Quando ne ha cinque non so se la porterò lì.
Chiudiamo con un paio di domande sull'Italia. Cosa ti manca del tuo paese?
È difficile trovare una cosa in particolare. Direi la vita di tutti i giorni ed una passeggiata in via marina a Reggio Calabria con un gelato di Cesare. Mi manca poter fare il mio lavoro per gli italiani ed in Italia !
Cosa si percepisce negli USA della situazione politica italiana?
Gli analisti la vedono come un'esempio di ciò che non si deve fare in politica. C'è anche un po' di rabbia perché la gente considera l'Italia e la Grecia come i responsabili del crollo delle borse e degli effetti negativi sulla economia Americana. L'Italia è un paese ammirato ma i politici italiani stanno ridicolizzando l'immagine dell'Italia nel mondo. Un giornalista del New York Times scriveva mesi fa che se gli Italiani continuano a votare per le stesse persone è perché se li meritano. Io non ci credo, ma questo è quello che appare da qui.
@MangiolaAntonio


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