Per la prima volta in Italia il Presidente della Repubblica viene eletto nuovamente per un bis. Giorgio Napolitano, a giorni ottantottenne, nonostante le sue ripetute, e chiaramente espresse, intenzioni di andare in pensione a godersi i nipotini, a seguito del lungo pellegrinare di ieri di tutte le forze politiche incapaci di risolvere l'elezione del nuovo presidente, decide di accettare il bis e, di fatto, rimanere in carica per altri sette anni. Lunga vita al Presidente ma, il secondo settennato di Re Giorgio, finirebbe in concomitanza con il suo 95° compleanno. Viva la gioventù! Viva il ricambio generazionale! Viva la rivolunzione incompiuta partita dalle elezioni del Febbraio scorso. La nostra costituzione non prevede che si possa assegnare all'inquilino del Colle un incarico inferiore ai sette anni ma prevede che ci si possa dimettere (se lo ha fatto il Papa...). Quindi, logica alla mano, si pensa (e ci si augura) che Napolitano tornerà a reggere la cosa pubblica per un breve tempo finchè la nostra politica, le nostre scelte elettorali, non porteranno al potere persone in grado di prendersi le responsabilità per le quali vengono incaricate dal popolo italiano.
E' dal Novembre 2011 che la nostra classe politica dichiara palesemente di essere incapace a gestire i problemi che da anni ci trasciniamo dietro e che, adesso, sono venuti al pettine. Nell'autunno del 2011, con lo spread che sfora quota cinquecento, con Berlusconi sotto scacco a causa della finiana scissione interna alla coalizione, con le ditte del Cavaliere che perdono il 15% in borsa si arriva a quella che sembrava la liberazione dell'Italia grazie alle dimissioni del governo di centro destra e il troppo presto festeggiato pensionamento di Silvio "Bunga Buga" Berlusconi. A quel punto tutti noi ci aspettavamo le elezioni immediate, la frantumazione del partito aziendale di Silvio e, nella logica dell'alternanza democratica, la vittoria a mani basse del PD di Pier Luigi "Metafora" Bersani. Ma, amici miei, non siamo gente normale noi, siamo gente strana, particolare. Bersani ed il PD, invece di cogliere al volo un'occasione più unica che rara, con l'avversario dell'ultimo ventennio alle corde, non se la sente di prendere il comando, cavalcare la crisi, combatterla anche con armi dolorose per tutti e, invece di dare il colpo di grazia a Berlusconi, chiama il 118 ed accetta, con l'intervento di Re Giorgio, che l'incarico venga assegnato ad un governo tecnico presieduto da Mario "Ambulanza" Monti.
La cura del bocconiano è un salasso per l'Italia e gli italiani. Monti, con l'appoggio incondizionato di PD e PDL, recupera considerazione e stima in Europa e nel Mondo ma mette in ginocchio una nazione infierendo principalmente sui più deboli e, sembrando, più tenero con i potenti. La disoccupazione è al record storico, la spesa al minimo. Si crea, con tanto di lacrime della Fornero, una nuova categoria di cittadini, gli esodati. Un anno di lacrime (le nostre) e sangue (sempre il nostro) dove però si dà tempo e modo a Berlusconi di leccarsi le ferite e riorganizzarsi e, appena un anno e 55 fiduce dopo, tramite Angelino "Pupazzo Rockfeller" Alfano, sfiducia il governo Monti che non gli serve più. Finalmente si va alle votazioni, direte voi, finalmente la politica torna ai politici. Si, questo pensavamo tutti quando è partita la campagna elettorale. Pier Luigi "Metafora" Bersani, vinte le primarie contro Matteo "Fonzie" Renzi, parte con il 20% di vantaggio rispetto a Silvio "Sette Vite" Berlusconi e si dichiara vincitore in partenza proclamandosi prossimo Presidente del Consiglio italiano.
Il buon Giovanni "Sgrammaticato" Trapattoni avrebbe detto "non dire gatto se non l'hai nel sacco". E infatti, grazie anche al boom del M5S di Beppe Grillo, ogni giorno che passa il PD perde consensi e il PDL recupera punti su punti. I partiti non sono in grado di modificare la legge elettorale e si arriva dunque alle votazioni politiche del Febbraio 2013 ancora con il porcellum che, com'era prevedibile non genera nè vincitori nè vinti. Un ex equo tra il PD di Pier Luigi "Perdente" Bersani, il PDL di Silvio "Inquisito" Berlusconi ed il M5S di Beppe "Streaming" Grillo. Ingovernabilità totale. Il PD si vorrebbe alleare con il M5S che non ne vuole sapere, il PDL con il PD per un governissimo che gli elettori (di sinistra) non vogliono assolutamente, il M5S prende a Vaffa tutti e vuole solo che la vecchia politica vada a casa. Passano 50 (e passa) giorni in cui non succede nulla, in cui la politica, ancora una volta, non sa che fare, si dimostra incapace, divisa, provinciale. Pier Luigi "Figure di Cacca" Bersani alza ancora bandiera bianca e Giorgio "Buoni Propositi" Napolitano deve assumere dieci saggi per verificare dei punti di convergenza da lasciare in erdità (pensava lui) al suo successore al Quirinale. E si, perchè nel frattempo, tocca eleggere il nuovo Presidente della Repubblica ed i nostri politici auto nominati ed auto referenziati sono chiamati all'ennesima prova di minima capacità del fare. La coalizione di centro sinistra, che ha preso una manciata di voti in più, è incaricato di indicare il successore al Colle. Si cerca una figura largamente condivisa perchè, fino alla terza votazione, sono necessari i voti di due terzi dei grandi elettori. Il M5S, tramite le Quirinarie on line, indica, con poco più di 40mila partecipanti al voto, l'ottantenne (ma non erano il partito dei volti nuovi?) Stefano "Invisibile" Rodotà. Sembra fatta. Rodotà è un uomo di sinistra, storicamente di sinistra e, anche se non prima della quarta votazione con la maggioranza semplice (50% + 1), sembra a tutti chiaro che, con un'alleanza per la prima volta offerta da Grillo a Bersani, si possa semplicemente arrivare alla soluzione dell'enigma.
Ma Pier Luigi "Metafora" Bersani decide, nonostante i numerosissimi distinguo all'interno del suo partito, di candidare Franco Marini con un accordicchio, un inciucino con il nemico Berlusconi. Una tragedia. Il PD si spacca, Marini non si avvicina neanche al quorum richiesto, e viene bruciato. Marcia indietro. Siamo alle soglie della quarta verifica alle camere, basta la maggioranza semplice e il centro sinistra, per acclamazione propone Romano "Mortadella" Prodi tentando la prova di forza. Niente da fare. La carica dei 101 franchi tiratori brucia anche l'ex Presidente del Consiglio. Crisi profonda, idee zero. Il M5S resta inchiodato su Rodotà e Berlusconi si gioca la carta Napolitano. Montecitorio è preso d'assedio dalla popolazione, Grillo grida (sbagliando) al colpo di stato ma, alla sesta elezione, per la prima volta in Italia, ad un Presidente della Repubblica viene concesso il bis, tutta la segreteria del PD, Pier Luigi compreso, rassegnano le dimissioni e, come nei peggiori degli incubi, dopo vent'anni, oltre a Grillo, ci rimane, ancora, Silvio "Bunga Bunga" Berlusconi. @MangiolaAntonio





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