Se sei un movimento di opinione, se sei un blogger o un chiacchierante da bar ti basta avere una buona idea, ti basta lanciare una provocazione, ti basta un'intuizione o uno scoop per avere successo ed essere seguito ma, quando decidi di passare dall'altra parte della barricata, per quanto tu ti possa sforzare nel volerti smarcare dai meccanismi della politica, per quanto tu voglia evidenziare sempre e comunque la differenza tra un partito ed un movimento, dall'altra parte ci si aspetta che tu faccia qualcosa di concreto oltre che chiacchierare, scrivere e twittare come facevi da blogger.
Ed è così che un Lunedì pomeriggio ti accorgi che il tuo Boom ha fatto un gran rumore ma non ha lasciato nessun segno e, passato il fastidioso fischiare delle orecchie altrui a seguito dell'esplosione, pochi hanno voglia di far seguire un Boom ad un Boom. La mia insegnante del liceo avrebbe detto che "la matematica non è un'opinione" e se la percentuale di non votanti rispetto alle ultime amministrative, punto più punto meno, corrisponde con quanto perso dal M5S rispetto alle ultime politiche, anche il meno attento osservatore politico arriverebbe alla conclusione che, quell'onda di voti di Febbraio che aveva dato fiducia alle chiacchiere da blog, appena tre mesi dopo, si è trasformata in una riscacca riprendendosi ciò che aveva portato.
Già ieri le prime giustificazioni sussurrate dai grillini parlavano di colpe da ricercare negli organi di stampa, nell'informazione in generale, in una campagna elettorale fatta senza spendere un euro e, addirittura, si è sentito dire che il M5S è stato danneggiato dall'astensionismo. Che brutture. Sono scuse all'Emilio Fede, sono frasi fatte da vecchio politicante, sono l'assoluto rifiuto di guardarsi allo specchio e rendersi conto che gli errori sono strutturali ed interni. Si paga l'assoluta chiusura nei confronti di chi cercava di formare un governo, si paga, di fatto, la responsabilità di aver fatto nascere il governo delle larghe intese, si pagano le conseguenze di aver lasciato, nonostante il 25% del gradimento alle politiche, la politica alla vecchia politica, senza attuare, neanche in minima parte, quella rivoluzione e quel "tutti a casa" sbandierato per mesi in tutte le piazze d'Italia. Si paga l'imposto mutismo dei propri rappresentanti ridotti a pupazzi Rockfeller animati ora dal ventriloquo Grillo, ora dal ventriloquo Casaleggio. Si paga l'inesperienza e, quando si perde, non è sempre colpa dell'arbitro. @MangiolaAntonio

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