Quando rientro a casa, ogni giorno, aperto il portone, guardo in direzione della cassetta della posta per verificare se è arrivata corrispondenza. Notando la presenza di elementi cartacei apro e, tra il resoconto della banca, la bolletta della luce, un'opera missionaria ed il volantino con le ultime strepitose offerte per comprarti un nuovo smartphone, trovo anche una raccomandata postale. Oddio! Una raccomandata! Cerchi di capire cosa sia, cerchi di intuire da quella serie di numeri di cosa si tratti e verificare da dove arrivi ma, soprattutto, ti immagini già in coda alla posta a aspettare il tuo turno per ritirare una potenziale multa, una cartella esattoriale di equitalia o qualsiasi cosa di negativo tu possa pensare in quel momento. Niente. Nessun elemento utile a capirci qualcosa. La ripongo nello svuota tasche all'ingresso e cerco, agenda alla mano, di programmare la mia via crucis alle poste.
Una cosa che non ho ma capito questa delle raccomandate. Mi spiego meglio: nella stra grande maggioranza delle famiglie la mattina gli adulti vanno a lavoro ed i figli a scuola. A casa non rimane nessuno e nessuno trovi prima di metà pomeriggio... che senso ha provare a consegnare una raccomandata a metà mattinata? Chi si pensa di trovare a casa? Uno agli arresti domiciliari? Una signora anziana che non è andata a fare la spesa? Un malato che non è andato a lavoro? Un disoccupato in depressione che non si muove dalle mura domestiche? Gli altri saranno, ovviamente, tutti fuori casa. Quando vivevo a Padova, sapendomi di Reggio Calabria, mi hanno raccontato una barzelletta molto "leghista" che però torna utile per rafforzare il mio pensiero. "In un palazzo abita una famiglia veneta, una lombarda ed una calabrese. Una mattina, a causa di una perdita di gas, nel palazzo c'è un'esplosione da cui ne escono tutti vivi tranne una famiglia. Quale? La famiglia calabrese, ovviamente, gli unici che non erano andati a lavorare." Ecco, aldilà dei luoghi comuni e dello straripante umorismo del nordest, questa barzelletta fotografa esattamente una realtà: la mattina si va a lavorare ed a casa non c'è nessuno. Allora perchè consegnare una corrispondenza che prevede la firma del destinatario al ricevimento? Perchè costringermi a recarmi alla posta quando dovrei ricevere la corrispondenza a casa? Tra l'altro, da qualche tempo, le poste italiane ci hanno messo il carico: se fai passare tre giorni prima di andare a ritirare la raccomandata, che non hanno voluto consegnarti al tuo domicilio scegliendo un orario di consegna assurdo, paghi pure cinquanta e passa centesimi come spese di giacenza.
Caro Minstro, caro Presidente delle Poste Italiane, se volete consegnarmi una lettera che prevede la mia firma dovete portarmela la sera, possibilmente durante la settimana perche, nel week end, è possibile che io decida per una "botta di vita" e vado a cena a casa di amici. Rifugiarsi nel "io te l'ho spedita e tu dovevi riceverla" e per giunta far pagare per la giacenza senza considerare che per lavoro sono mancato da casa per dei giorni o che per impegni lavorativi non sono riuscito a passare all'ufficio postale è un abuso perpetrato con l'autorità di chi non può essere mai contraddetto e resta sordo all'illogico funzionamento di un sistema ancorato sullo stereotipo abbondantemente superato che il maschio e fuori casa a "cacciare" per nutrire la famiglia ma comunque, nella grotta, c'è la donna che si occupa delle faccende domestiche. @MangiolaAntonio

Nessun commento:
Posta un commento