Questa volta non c'era il derby non c'erano appuntamenti o avvenimenti vari, non si celebravano le prime comunioni eppure, dati di affluenza alla mano, meno di un romano su tre si è recato alle urne per decidere tra un sindaco in carica che nessuno (o quasi) sente vicino o di cui comunque si valuta il lavoro svolto come, quantomeno, sufficiente ed uno sfidande che non appassiona, non scalda i cuori, non ha fatto scattare la scintilla. Dimostrazione sia il fatto che, i due candidati, ieri si sono affannati ad accompagnare al voto mezza parentela, dalle mogli ai collaboratori domestici, passando per le anziani madri, e con il clan Alfano che addirittura si affida al tele marketing per cercare di far smuovere qualche migliaio di capitolini in più e portarli, scheda elettorale in mano, al voto.
Il voto è un diritto ed un dovere per tutti. Una conquista di libertà ottenuta a prezzi altissimi. Un patrimonio prezioso che, elezione dopo elezione, perde il suo valore, la sua finalità. Il colpo di grazia, a mio modo di vedere, lo ha dato il risultato reale delle ultime politiche dove, pur essendoci recati al voto e pur avendo espresso il nostro parere nel segreto dell'urna, orrendi meccanismi politici, volgari inciuci, accordicchi da si salvi chi può, hanno prodotto una maggioranza ibrida, impresentabile ed inutile alla faccia di quello che pensiamo e che vogliamo. Ed allora fate come vi pare. Lo stato da una parte e noi dall'altra... o viceversa...
La strana maggioranza convive ormai da diverse settimane. Il matrimonio di interesse, con la benedizione di Re Gorgio, si è consumato, gli invitati, lasciati i doni, sono tornati a casa e, nonostante il centro sinistra ci avesse detto che con Berlusconi mai, nonostante il centro destra ci avesse detto mai più un governo delle larghe intese, nonostante il nostro voto abbia chiaramente espresso cosa pensiamo di Mario Monti, i tre dividono lo stesso letto, gli stessi interessi e lo stesso spirito di sopravvivenza. Affare fatto. Anche questa volta sono stati capaci di sopravvivere. Sono come la pianta della menta, infestanti, più provi ad estirparli più loro ricrescono non se ne esce fuori. Intanto mentre il paese è ormai (di fatto) fallito, mentre le ditte licenziano, i negozi chiudono, la spesa (anche alimentare) crolla, mentre i casi di suicidio, di depressione crescono in modo esponenziale nulla si muove. Questa innaturale maggioranza si arrampica sugli specchi, nascondendosi dietro un programma politico presentato agli elettori e strategie finalizzate alla conservazione della poltrona e dei benefici che la stessa porta. Tira a campare finchè si può, a prolungare un'agonia loro e nostra con insopportabile accidia senza neanche provare a fare, proporre qualcosa di sensato per la gente, per chi li ha messi in quel palazzo, su quella poltrona. E' chiaro che per tutti noi diventa inutile andare a votare. Alla fine, legge sul finanziamento ai partiti docet, fanno sempre come gli pare a loro impuniti come sono. Ed allora non meravigliamoci ed invece chiediamoci: l'antistato siamo noi che restiamo a casa rinunciando ad un nostro diritto/dovere o loro che hanno reso inutile un nostro diritto/dovere? @MangiolaAntonio

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